Ebbene sì, bianca con i codolini neri!

Si dice “non dire gatto se non l’hai nel sacco”, ma ormai è fatta: entro una decina di giorni, salvo ulteriori ma improbabili imprevisti, entreremo in possesso di Airone, il nostro Defender 110, il nostro passo lungo.

aironefiancata

Oggi pomeriggio siamo stati dall’attuale proprietario per recuperare la marea di accessori, parti e pezzi di ricambio che ci vengono dati insieme alla macchina.

accessori

Ho riempito la nostra station wagon all’inverosimile e domattina conto di svegliarmi presto per sistemare tutto in garage e cominciare a trasformarlo in una sorta di piccola officina. E dire che in quattro anni che abitiamo qua non ho mai avuto voglia di sistemarlo 😀

ownerintomechanics

Fremo, a dir poco.

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E se invece fosse davvero bianca e con i codolini neri?

Purtroppo sabato a Pomezia non ci siamo stati: l’auto è andata a un miglior offerente e il venditore, onesto, ha preferito informarci e chiudere la trattativa invece che lasciarci scannare in un’asta al rialzo.
Onore al merito!
La ricerca è continuata nei giorni scorsi, senza dare risultati entusiasmanti e facendoci conoscere un simpatico universo di faccendieri e trafficoni… ammetto che mi stavo facendo prendere dallo sconforto, quando, quasi per caso, sono incappato in una segnalazione su uno dei forum a cui mi sono iscritto.
Chiedo informazioni e mi ritrovo a parlare con un cordiale meccanico di Parma a cui, poche ore dopo, stringerò la mano.
Arrivati, la vediamo subito, parcheggiata appena fuori dall’officina: bianca, con i parafanghi neri, bordata di mandorlato, lo snorkel che fa capolino… È bella, penso. Bella davvero.
Gianluca la mostra raccontando tutto quello che sa di questa vettura: è la macchina di un amico, utilizzata prevalentemente per trainare roulotte e rimorchi d’appoggio per missioni umanitarie: “non la macchina di un’impresa edile né il capriccio di qualche giovinastro che vuol far quattro salti…”
Fuori è perfetta e immacolata, passata indenne attraverso i suoi cento quarantamila chilometri scarsi, mostra molti meno segni della mia Astra aziendale. Dentro è spartana come l’avevamo immaginata noi all’inizio, con qualche segno d’usura ma fondamentalmente intatta.
Targa di prova, chiave nel quadro, accendo. Sono seduto alto come non mai, la pedaliera è ridicolmente spostata a sinistra, la leva del cambio sembra un lungo bastone: mi sento un bimbetto che gioca a guidare la macchina di papà.
Premo e mollo la frizione durissima e la macchina parte, subito. Giù la frizione di nuovo e rimollo, ancora. Metto in folle, il meccanico sorride: mai guidata prima, ora intuisco cosa vuol dire avere tutto subito. La pedaliera è dura in maniera incredibile, cosa a cui non sono abituato: per evitare spaventi vado piano e cerco di capirla.
La posizione di guida è assurda. Mentre ci muoviamo Gianluca mi parla e mi spiega, mi guida, racconta: la macchina si mostra nelle sue parole e io piano piano comincio a prendere la mano e, soprattutto, a gestire meglio i pedali.
È assurda.
Ed è dannatamente bella!
Dietro Anna che ascolta e parla con noi, nel baule i cani, venuti anche loro per forza di cose e caricati senza problemi.
È bella.
Tra pochi giorni dovrebbe essere nostra, ma me ne sto un po’ zitto: la banca ha dato l’ok per il prestito, ma la burocrazia è una brutta bestia, specie quando hai fretta.
Aspettiamo.

E se invece fosse un usato?

Preso dalla foga, dall’entusiasmo, dal desiderio infantile di avere l’agognato “gippone”, ho commesso un “errore” molto comune di questi tempi: iscrivermi a un buon numero di forum su fuoristrada e spedizioni e, soprattutto, chiedere pareri!
Un mio docente all’università era solito dire “Non chiedete mai un parere se non volete che questo vi influenzi.”
Beh, aveva ragione.
Ero tutto contento, con i miei preventivi in mano, con la soluzione perfetta a portata di finanziamento e…
E.
E ora eccomi qui, sabato io, Anna e i galgos andiamo a Pomezia per provare un defender usato.
Chissà, forse il futuro non sarà bianco con i codolini neri.
Chissà.

Per il momento è solo un preventivo…

Quelli che guardo e riguardo sono due fogli di carta, neanche troppo affollati: qualche sigla, qualche numero.
In particolare un numero in fondo.
Si tratta di una cifra importante, ma per fortuna non eccessivamente elevata: abbiamo fatto i nostri conti e dovremmo riuscire a mettere insieme un congruo anticipo in pochi mesi, per mandare avanti l’ordine a luglio.
L’ordine per una Land Rover Defender 110 SW Fuji White, un passo lungo, il sogno del bambino che scrive queste righe.
Spartano, con i codolini dei paraurti in plastica, perché quelli in tinta si graffiano e si rovinano troppo facilmente.
Senza moquette e tappezzeria interna, ma con il rivestimento in vinile resistente e facile da pulire.
Unico lusso l’autoradio con porta usb… e dire che altrove è ormai un requisito minimo.
Come lo è anche il condizionatore, manuale, basilare, che qui abbiamo ritenuto opportuno inserire per riuscire a tenere asciutti tutti quei vetri.
Dopo qualche ripensamento abbiamo deciso di mettere anche i quattro predellini per salire su questa vettura tanto alta, mentre essenziale è la rete che separa il vano passeggeri dal bagagliaio: quello sarà il regno di Fermin e Susie, i nostri due galgo.
Lo ammetto, quei due fogli li guardo e li riguardo, mentre in rete cerco informazioni, pareri, fotografie e comincio a tracciare itinerari, strade di cui spero di parlare qui, presto.
Se tutto va bene a settembre.
Tedio Anna all’inverosimile, ma vedo che mi sorride accondiscendente: lei ama il viaggio in sé più dell’arrivare e questa macchina è un inno al viaggio, al tempo speso nel viaggio.
Solo un po’ di pazienza, per ora non mi serve altro.