Distacco forzato.

Airone non è con noi dal 15 luglio e mi manca ogni giorno di più: è un’affermazione che va dall’infantile all’idiota, ma è un dato di fatto.

Nel lasso di tempo intercorso tra l’ultimo post e queste parole sono successe molte cose.

L’uscita in Liguria è stata un’esperienza meravigliosa: dal lato umano conoscere i ragazzi del forum è stato uno spasso e un interessante momento di confronto con persone a volte molto distanti dal mio modo di essere; dal punto di vista paesaggistico ho scoperto posti di notevole bellezza che, probabilmente, mai avrei pensato di trovare in Liguria a causa della loro diversità dall’immagine stereotipata di questa regione; ho iniziato a capire le potenzialità di Airone e superato ostacoli che mai avrei pensato di riuscire ad affrontare, non tanto per i limiti di una macchina (per il momento) di serie, quanto per la mia inesperienza e, soprattutto, per la mia paura. Ricorderò per sempre il momento in cui, al terzo tentativo, sono finalmente riuscito a salire in cima a una rampa di sabbia tanto ripida che avrei avuto paura ad affrontarla a piedi. Ricorderò per sempre la pacca sulla spalla di Maurizio, seduto al mio fanco, e la pacca sul wing da parte dei ragazzi che, da fuori, mi avevano guidato per riuscire nell’impresa. Terrorizzato, ma felice, con in testa un pensiero netto, semplice: ne voglio ancora.

io e Airone
io e Airone

Importante anche l’apporto e l’appoggio degli amici del 4x4Pavia: senza di loro le prime semplici, ma sostanziali modifiche ad Airone mi sarebbero state davvero difficili, per non dire impossibili. Con loro ho tolto di mezzo il bullbar e riposizionato i fari ausiliari sul paraurti, ho messo i ganci girevoli davanti (mossa rivelatasi più che preziosa), tolto paraspruzzi e predellino posteriore. Grazie a un tarlo messo in testa da loro ho tolto anche le pedane laterali, poche ore prima di partire per la Liguria: ripensando al percorso posso solo ringraziarli, sa Dio quante volte sarei rimasto appeso durante il tragitto! Con loro purtroppo per il momento ho girato davvero poco: tutto si riduce a un percorso davvero facile in Oltrepò, di cui ho apprezzato di più la componente sociale e il divertente (questo sì) giro nel circuito realizzato a Castana: fare il tracciato con un 110 in una pista pensata per i Suzuki Santana è una sfida appassionante, ve lo posso garantire.

in partenza al raduno oltrepadano
in partenza al raduno oltrepadano

E poi c’è stata la Ruspadina sul Po, organizzata dall’amico deadlander Artax e dal Diesel Power Club di Rovigo: una due giorni tra ramaglie, fango e acqua. Il primo giro nel percorso è stato eccezionale, con Artax che mi faceva da navigatore e Borro e Marchiddu (altri amici deadlanders) che ci seguivano.

Il secondo giro, in notturna, è invece durato molto poco: durante la manovra per affrontare il ponte di tronchi all’inizio del percorso siamo scivolati e rimasti con una ruota sospesa; di per sé niente di terribile, ma mentre aspettavo che un’altro facesse manovra per recuperarmi con il verricello ho provato a liberarmi da solo, con il risultato di aver rotto differenziale e, conseguentemente, coppia conica anteriori. Probabilmente il differenziale (il 2 pins rover, noto per la sua fragilità) era arrivato alla fine dei suoi giorni, perché la mia manovra avrebbe dovuto piuttosto sollecitare i giunti.

i castori camuni mangiano alberi cardanici (cit.)
i castori camuni mangiano alberi cardanici (cit.)

Tra rumori orripilanti dall’avantreno siamo riusciti a portare Airone al campo, dove con l’aiuto di tutti è stato tolto l’albero di trasmissione anteriore e una delle flange per permetterci di tornare a casa. Durante il viaggio di rientro ho tolto anche l’altra flangia per stare più tranquillo, tappando ogni cosa con nastro americano: in due giorni ho usato ogni utensile e accessorio acquistato in questi due mesi e mezzo.

Il martedì successivo alla Ruspadina, il 15 luglio, ho portato Airone da Villani a Parma, il meccanico che l’aveva in deposito: meccanici in grado di sostituire il differenziale e la coppia conica qui a Pavia non ce ne sono e, sebbene i bravissimi NoPoser siano nella vicina Abbiategrasso, per una serie di motivi ho preferito portare la macchina un po’ più lontano. Confermata la rottura di tutto il contenuto della “pera” anteriore, sono in attesa che vengano montati il nuovo differenziale torsen Ashcroft ATB e la coppia conica super rinforzata Ashcroft, pezzi che, a differenza del 2 pins, dovrebbero essere indistruttibili. Luca ha suggerito di cambiare anche semiassi e giunti, tanto più che la differenza sul costo della manodopera sarebbe davvero poca visto che il ponte è già aperto, ma già così il costo dell’operazione è tanto alto da averci portato a disdire le vacanze. Per di più molti fidati deadlanders mi hanno più volte detto che non è necessario visto il tipo di differenziale che ho deciso di montare: se si romperà qualcosa più avanti ci penseremo, per altro la sostituzione di quelle parti è qualcosa che, con l’aiuto degli amici fin qui conosciuti, posso pensare di fare da me.

Intanto stilo una lista degli accessori e degli utensili fin qui comperati, oltre che di quelli che devo ancora comperare, al fine di tenere sott’occhio gli investimenti fatti e definire una sorta di agenda: un modo come un altro per passare il tempo prima che Airone torni a casa. Mi sono ripromesso anche di ripulire, fotografare e mettere in vendita tutti gli accessori che ho smontato e che non verranno più rimontati, al fine di liberare il box e recuperare qualche euro da investire in gasolio o nelle nuove modifiche.

Lo so, è infantile, a tratti idiota, ma quella macchina mi manca, tanto.

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Sessioni di allenamento, lista della spesa e ipotesi di equipaggiamento

In questi giorni ogni scusa è buona per guidare Airone: la spesa, due passi in centro, qualunque piccola commissione rappresentano un’occasione per aumentare la confidenza con comandi e dimensioni.
Un paio di giorni fa ho versato l’anticipo per i due trasportini, la cui necessità è apparsa evidente nei primi giri con i cani: il baule è davvero enorme e ad ogni curva o buca i due nasoni sobbalzano, si scontrano, svolazzano e si lamentano, anche se sembrano particolarmente felici ogni volta che li facciamo salire in quella che a loro deve sembrare una reggia.
Oltre ai trasportini andrà completata l’attrezzatura da campeggio con il tavolo e le sedie pieghevoli e alcune altre cose.
E poi c’è l’attrezzatura di sicurezza per il fuoristrada: strop, grilli, guanti, ganci, roncola, binda e forza d’animo… oltre che un gavone dove mettere tutto, o un borsone, forse più pratico.
A metà giugno mi troverò con gli altri utenti del forum a cui devo una serie impressionante di preziosi consigli (mai sentito parlare dei Deadlanders?) per un giro fuoristrada lungo tutto un weekend nell’entroterra ligure: dire che non vedo l’ora, ancorché timoroso, non rende l’idea 😀
Vi tedierò, non temete 😉

E se invece fosse un usato?

Preso dalla foga, dall’entusiasmo, dal desiderio infantile di avere l’agognato “gippone”, ho commesso un “errore” molto comune di questi tempi: iscrivermi a un buon numero di forum su fuoristrada e spedizioni e, soprattutto, chiedere pareri!
Un mio docente all’università era solito dire “Non chiedete mai un parere se non volete che questo vi influenzi.”
Beh, aveva ragione.
Ero tutto contento, con i miei preventivi in mano, con la soluzione perfetta a portata di finanziamento e…
E.
E ora eccomi qui, sabato io, Anna e i galgos andiamo a Pomezia per provare un defender usato.
Chissà, forse il futuro non sarà bianco con i codolini neri.
Chissà.

Tra Amleto e Wallander

Non ne voglio tessere le lodi, ma ammetto di essere rimasto piacevolmente stupefatto, a tratti rapito dalla trasposizione cinematografica di Amleto realizzata da Zeffirelli: l’ambientazione gotica mi ha impressionato e messo in testa la voglia di raggiungere Helsingør e visitare il castello in cui Shakespeare ha ambientato il suo dramma più celebre.

Che dire, devo ringraziare Google, perché in realtà il film è stato girato da tutt’altra parte, principalmente in Scozia, non tra le mura di questo palazzo tardo rinascimentale.

Ciò nonostante, passata l’iniziale delusione, sono sopraggiunte due rapide riflessioni: ho parenti a Copenaghen, il ché rappresenta un comodo appoggio; per arrivare a Ystad dobbiamo comunque passare da lì.

Ystad.

Ecco, questa ambientazione l’ho vista in fotografia e in video esattamente come è: qui non ci sono fregature 🙂

A Ystad, in Scania, secondo la penna di Henning Mankell, vive Kurt Wallander.

L’ispettore Kurt Wallander, uomo pensieroso e complesso che ho conosciuto per caso, grazie a un trafiletto nelle pagine di cultura di un qualche quotidiano.

Da quelle righe la voglia di conoscerlo attraverso la lettura delle sue inchieste, divorate una dopo l’altra, fino a piangere nel vedere la sua parabola discendente e i paralleli che inevitabilmente ho tracciato per toccare la mia parabola e quella delle persone che ho accanto.

Wallander.

Quindi eccoci qui, tra Amleto e Wallander.

Google Maps mi sta un po’ meno simpatico in quest’ultima versione: non si possono mettere più di dieci tappe e incorporando la cartina in una pagina web si perdono le preferenze di percorso… insomma, al momento è inutilizzabile per i miei scopi, pertanto mi limito ad elencare le città da cui vorrei passare.

A voi non resta che accontentarvi.

Zurigo – Ulm – Francoforte – Amburgo – Helsingør – Copenaghen – Ystad – Berlino – Lipsia – Norimberga – Innsbruck – Verona

Viaggiare

Viaggiare.

Questo è il concetto che mi frulla in testa. Il viaggiare come concetto diverso e distinto dall’arrivare, il viaggiare come la curiosità verso quello che vedo tutto attorno mentre mi sposto.

Una sensazione pervasiva e continua che mi preserva dall’attesa estenuante e mi rende sensibile, attento.

Il piede leggero sull’acceleratore, la mano pronta ad attivare la freccia per fermarsi sul ciglio della strada per guardarsi attorno, per lasciarsi tentare da una deviazione. Affrontare il percorso con calma per riprendere forza, per riacquistare una serenità altrimenti difficile da mantenere.

Stancarsi, tanto, fisicamente.

Godersi la tensione delle scelte.

Restare a bocca aperta di fronte all’inaspettato.