E se invece fosse davvero bianca e con i codolini neri?

Purtroppo sabato a Pomezia non ci siamo stati: l’auto è andata a un miglior offerente e il venditore, onesto, ha preferito informarci e chiudere la trattativa invece che lasciarci scannare in un’asta al rialzo.
Onore al merito!
La ricerca è continuata nei giorni scorsi, senza dare risultati entusiasmanti e facendoci conoscere un simpatico universo di faccendieri e trafficoni… ammetto che mi stavo facendo prendere dallo sconforto, quando, quasi per caso, sono incappato in una segnalazione su uno dei forum a cui mi sono iscritto.
Chiedo informazioni e mi ritrovo a parlare con un cordiale meccanico di Parma a cui, poche ore dopo, stringerò la mano.
Arrivati, la vediamo subito, parcheggiata appena fuori dall’officina: bianca, con i parafanghi neri, bordata di mandorlato, lo snorkel che fa capolino… È bella, penso. Bella davvero.
Gianluca la mostra raccontando tutto quello che sa di questa vettura: è la macchina di un amico, utilizzata prevalentemente per trainare roulotte e rimorchi d’appoggio per missioni umanitarie: “non la macchina di un’impresa edile né il capriccio di qualche giovinastro che vuol far quattro salti…”
Fuori è perfetta e immacolata, passata indenne attraverso i suoi cento quarantamila chilometri scarsi, mostra molti meno segni della mia Astra aziendale. Dentro è spartana come l’avevamo immaginata noi all’inizio, con qualche segno d’usura ma fondamentalmente intatta.
Targa di prova, chiave nel quadro, accendo. Sono seduto alto come non mai, la pedaliera è ridicolmente spostata a sinistra, la leva del cambio sembra un lungo bastone: mi sento un bimbetto che gioca a guidare la macchina di papà.
Premo e mollo la frizione durissima e la macchina parte, subito. Giù la frizione di nuovo e rimollo, ancora. Metto in folle, il meccanico sorride: mai guidata prima, ora intuisco cosa vuol dire avere tutto subito. La pedaliera è dura in maniera incredibile, cosa a cui non sono abituato: per evitare spaventi vado piano e cerco di capirla.
La posizione di guida è assurda. Mentre ci muoviamo Gianluca mi parla e mi spiega, mi guida, racconta: la macchina si mostra nelle sue parole e io piano piano comincio a prendere la mano e, soprattutto, a gestire meglio i pedali.
È assurda.
Ed è dannatamente bella!
Dietro Anna che ascolta e parla con noi, nel baule i cani, venuti anche loro per forza di cose e caricati senza problemi.
È bella.
Tra pochi giorni dovrebbe essere nostra, ma me ne sto un po’ zitto: la banca ha dato l’ok per il prestito, ma la burocrazia è una brutta bestia, specie quando hai fretta.
Aspettiamo.

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