Sessioni di allenamento, lista della spesa e ipotesi di equipaggiamento

In questi giorni ogni scusa è buona per guidare Airone: la spesa, due passi in centro, qualunque piccola commissione rappresentano un’occasione per aumentare la confidenza con comandi e dimensioni.
Un paio di giorni fa ho versato l’anticipo per i due trasportini, la cui necessità è apparsa evidente nei primi giri con i cani: il baule è davvero enorme e ad ogni curva o buca i due nasoni sobbalzano, si scontrano, svolazzano e si lamentano, anche se sembrano particolarmente felici ogni volta che li facciamo salire in quella che a loro deve sembrare una reggia.
Oltre ai trasportini andrà completata l’attrezzatura da campeggio con il tavolo e le sedie pieghevoli e alcune altre cose.
E poi c’è l’attrezzatura di sicurezza per il fuoristrada: strop, grilli, guanti, ganci, roncola, binda e forza d’animo… oltre che un gavone dove mettere tutto, o un borsone, forse più pratico.
A metà giugno mi troverò con gli altri utenti del forum a cui devo una serie impressionante di preziosi consigli (mai sentito parlare dei Deadlanders?) per un giro fuoristrada lungo tutto un weekend nell’entroterra ligure: dire che non vedo l’ora, ancorché timoroso, non rende l’idea 😀
Vi tedierò, non temete 😉

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Airone

Eccoci qua.
Dopo settimane di sconforto nella lotta impari contro la burocrazia (fate attenzione quando chiedete un preventivo su un prestito, molta attenzione), dopo aver firmato un buon numero di scartoffie e speso un discreto quantitativo di soldi in vari, inevitabili balzelli, eccoci qua.
Airone è parcheggiata sotto casa.
Il viaggio per portarla qui è stata la prima avventura vissuta insieme: niente autostrada, seguo la statale fino a Piacenza e poi da lì la ss45 per Genova, passando per Bobbio e lì devio per il Passo del Penice, Varzi, Rivanazzano e via ad attraversare il Ticino ed arrivare a casa.
Il tempo di far uscire i cani, carico i cerchi nuovi nel baule e via di nuovo dal gommista per il necessario, immediato, cambio gomme.
E continuo a pensare che è bellissima.
E continuo a pensare che voglio guidarla ancora, il prima possibile.

Ebbene sì, bianca con i codolini neri!

Si dice “non dire gatto se non l’hai nel sacco”, ma ormai è fatta: entro una decina di giorni, salvo ulteriori ma improbabili imprevisti, entreremo in possesso di Airone, il nostro Defender 110, il nostro passo lungo.

aironefiancata

Oggi pomeriggio siamo stati dall’attuale proprietario per recuperare la marea di accessori, parti e pezzi di ricambio che ci vengono dati insieme alla macchina.

accessori

Ho riempito la nostra station wagon all’inverosimile e domattina conto di svegliarmi presto per sistemare tutto in garage e cominciare a trasformarlo in una sorta di piccola officina. E dire che in quattro anni che abitiamo qua non ho mai avuto voglia di sistemarlo 😀

ownerintomechanics

Fremo, a dir poco.

E se invece fosse davvero bianca e con i codolini neri?

Purtroppo sabato a Pomezia non ci siamo stati: l’auto è andata a un miglior offerente e il venditore, onesto, ha preferito informarci e chiudere la trattativa invece che lasciarci scannare in un’asta al rialzo.
Onore al merito!
La ricerca è continuata nei giorni scorsi, senza dare risultati entusiasmanti e facendoci conoscere un simpatico universo di faccendieri e trafficoni… ammetto che mi stavo facendo prendere dallo sconforto, quando, quasi per caso, sono incappato in una segnalazione su uno dei forum a cui mi sono iscritto.
Chiedo informazioni e mi ritrovo a parlare con un cordiale meccanico di Parma a cui, poche ore dopo, stringerò la mano.
Arrivati, la vediamo subito, parcheggiata appena fuori dall’officina: bianca, con i parafanghi neri, bordata di mandorlato, lo snorkel che fa capolino… È bella, penso. Bella davvero.
Gianluca la mostra raccontando tutto quello che sa di questa vettura: è la macchina di un amico, utilizzata prevalentemente per trainare roulotte e rimorchi d’appoggio per missioni umanitarie: “non la macchina di un’impresa edile né il capriccio di qualche giovinastro che vuol far quattro salti…”
Fuori è perfetta e immacolata, passata indenne attraverso i suoi cento quarantamila chilometri scarsi, mostra molti meno segni della mia Astra aziendale. Dentro è spartana come l’avevamo immaginata noi all’inizio, con qualche segno d’usura ma fondamentalmente intatta.
Targa di prova, chiave nel quadro, accendo. Sono seduto alto come non mai, la pedaliera è ridicolmente spostata a sinistra, la leva del cambio sembra un lungo bastone: mi sento un bimbetto che gioca a guidare la macchina di papà.
Premo e mollo la frizione durissima e la macchina parte, subito. Giù la frizione di nuovo e rimollo, ancora. Metto in folle, il meccanico sorride: mai guidata prima, ora intuisco cosa vuol dire avere tutto subito. La pedaliera è dura in maniera incredibile, cosa a cui non sono abituato: per evitare spaventi vado piano e cerco di capirla.
La posizione di guida è assurda. Mentre ci muoviamo Gianluca mi parla e mi spiega, mi guida, racconta: la macchina si mostra nelle sue parole e io piano piano comincio a prendere la mano e, soprattutto, a gestire meglio i pedali.
È assurda.
Ed è dannatamente bella!
Dietro Anna che ascolta e parla con noi, nel baule i cani, venuti anche loro per forza di cose e caricati senza problemi.
È bella.
Tra pochi giorni dovrebbe essere nostra, ma me ne sto un po’ zitto: la banca ha dato l’ok per il prestito, ma la burocrazia è una brutta bestia, specie quando hai fretta.
Aspettiamo.